Lo spettacolo – che ha un durata di circa 30 minuti – parla dell’incantesimo dell’arte che sopravvive all’orrore. In questo caso si parla dell’orrore della guerra e più specificatamente del conflitto in Medio Oriente che sembra non avere fine. Così, attraverso la poesia si raccontano le storie di quattro donne che riescono a trovare un respiro anche all’interno del conflitto.
La musica – cinque flauti ed un clarinetto suonati dai ragazzi – è stato l’altro aspetto fondante dello spettacolo e (forte del suo carattere universale) ne detterà i tempi e le atmosfere, insieme ad un sapiente uso delle luci.
È il movimento – ed il suo contrario, la staticità - che risaltano nella messa in scena dei ragazzi siciliani. Un movimento che è sia quello del corpo, sintetizzato tramite la mescolanza di gesti quotidiani e di preghiera con la danza. Ma è anche movimento della parola – la poesia, il ritmo e la rima – e soprattutto della mente: il viaggio utopico dell’uomo che grazie all’immaginazione riesce a salvarsi. Finché la fuga si fa reale, arrivando all’emigrazione ed ai problemi a questa legati.
Il lavoro intenso e profondo proposto dai ragazzi catanesi ha riscosso grande attenzione anche da parte delle altre scuole presenti in sala: cioè le superiori di Venosa (PZ), di Crema (CR) e di Sarzana (SP).
Riportiamo qui di seguito alcune segnalazioni degli spettacoli. Una riguarda proprio gli alunni della ns scuola.
S E G N A L A Z I O N I S P E C I A L I
"PREMIO NAZIONALE GIORGIO GABER PER LE NUOVE GENERAZIONI"
"Libertà è Partecipazione"
2a edizione 2010/2011