Cellule staminali senza bisogno di embrioni. Riportando indietro l'«orologio biologico » di quelle adulte. Vi sarebbero riusciti ricercatori giapponesi e martedì prossimo il loro lavoro verrà pubblicato su una rivista scientifica. Ma c'è chi sa già tutto e anticipa la rivoluzione. E' il britannico Ian Wilmut, il «papà» della pecora Dolly: il primo mammifero clonato nel 1997 dalla cellula di un altro mammifero adulto. Wilmut, del Roslin Institute di Edimburgo, ha deciso di abbandonare la via della clonazione a scopo terapeutico (aveva il via libera del governo inglese per applicare sull'uomo la tecnica- Dolly) a favore della produzione di cellule staminali con la tecnica giapponese. E lo ha dichiarato al quotidiano Daily Telegraph. E' la grande rinuncia.
Lo scienziato che ha fatto radicalmente cambiare idea a Wilmut è il «rivale» giapponese Shinya Yamanaka, dell'università di Kyoto, il quale con la sua équipe avrebbe creato cellule staminali a partire da pelle di topo senza toccare gli embrioni. Yamanaka sarebbe già riuscito anche con cellule umane. Come ha fatto? Lui stesso lo ha illustrato mesi fa a Toronto (Wilmut era presente), durante un meeting della International Society for Stem Cell Research: avrebbe individuato quattro geni chiave («silenziati» nelle cellule adulte) che sono invece attivi a livello embrionale. Quando le staminali si moltiplicano «totipotenti», cioè in grado di diventare ogni tipo di cellula specializzata: sangue, neuroni, muscoli, ossa, cuore, fegato, occhi, pelle. Insomma tutto. Studiando proprio gli embrioni, Yamanaka ha individuato i geni: Oct4, Sox2, c-Myc, e un misterioso quarto (tenuto per ora segreto) che sarebbe un fattore di trascrizione. Spiega: «Un gene che non si pensava avesse un ruolo così importante per le staminali». Poi ha fatto geni- copia e ha visto che messi insieme a cellule adulte di pelle di topo (e sembra anche nell'uomo) riuscivano a spostare indietro l'orologio biologico: da cellule adulte a staminali embrionali direttamente in coltura.
Se così è, da poche cellule della pelle di un paziente si potrebbe avere una sorgente praticamente inesauribile di staminali per «pezzi di ricambio » di ogni tipo. Il primo passo: neuroni nuovi per curare Alzheimer e Parkinson, cellule del pancreas per guarire il diabete di tipo I, neuroni motori per bloccare la Sla. Il tutto senza toccare gli embrioni. Per Wilmut è la svolta: «Ho deciso di non continuare con la tecnica del trasferimento del nucleo, utilizzata per Dolly. La nuova via di ricerca è accettata socialmente ed è estremamente appassionante». Insomma: clonazione a fini terapeutici addio.