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I recenti fatti di
cronaca nera, i cui protagonisti indiscussi sono i giovani, non possono
lasciarci indifferenti. Cosa spinge gli adolescenti a violenze efferate
in famiglia, a scuola, tra gli amici? Perché sempre più sono i giovani
che rubano per divertimento, seviziano per noia, terrorizzano per
ingannare il tempo e come mai una società moderna come la nostra,
altamente tecnologizzata e all'avanguardia, non riesce a porre un freno
a tale violenza? Eppure questi ragazzi non sono criminali di
professione. Cosa vuol manifestare il giovane con l’uso della violenza?
La violenza è sempre
un messaggio da non ignorare, è il messaggio di chi si sente estraneo al
tessuto sociale, o meglio sente di non poter partecipare al cammino
comune. Si è di
fronte ad un’emergenza educativa e ciò impone una seria riflessione.
Sicuramente il mondo contemporaneo incita in tutti i modi a sognare un
mondo irreale fatto di veline, calciatori, dive, personaggi famosi che,
relegati in un’isola, ci offrono un concentrato di stupidità, lavoro
facile, denaro e successo. Questi messaggi bombardano in continuazione
le nostre menti, entrano nelle nostre case, vengono visti
quotidianamente da tutti e chi, come il giovane, non ha i filtri
adeguati per discernere il vero dal falso, è facile preda di situazioni
entusiasmanti ed illusorie. Il successo dunque come unico modello di
vita. Chi non riesce a raggiungere questo nuovo ideale di “vita
riuscita”, si sente un fallito, destinato a rimanere anonimo.
E’
forse proprio l’esigenza di uscire dall’anonimato che spinge oggi tanti
giovani a mettersi in evidenza con azioni eclatanti? Probabilmente c’è
la necessità di emergere, di farsi notare a tutti i costi, di non
rimanere degli illustri sconosciuti, perché questo è ciò che il
bombardamento mediatico insegna, è ciò che la moderna società impone. Ma
è questo il vero “valore” di un individuo? La famiglia, cellula base,
nucleo originario, dovrebbe essere in grado di dare sicurezza al
giovane, fargli credere che “vale”. Tuttavia negli ultimi anni anche il
concetto stesso di famiglia ha mutato forma; anche gli adulti infatti
soffocati dalla eccessiva competitività, dal desiderio di potere,
dall'autoaffermazione a tutti i costi, sono poco attenti e scarsi
osservatori dei propri figli. L’egoismo, l’egocentrismo, la mancanza di
tempo, i ritmi serrati, che la vita moderna impone, finiscono per far si
che frustrazioni e fallimenti vengano riversati all'interno del nucleo
familiare, rendendo ancora più confuse le idee e i principi. L’esempio
dato con il rispetto dei valori tradizionali è probabilmente il miglior
antidoto alla violenza giovanile causata da noia e mancanza di punti di
riferimento.
L'azione di violenza come normalità, come mezzo di risoluzione ai propri
problemi
e alle
difficoltà, scaturisce dunque dalla mancanza del valore normativo e
anche dalla continua rappresentazione mediatica che proprio perché
incessante rende assuefatti e quindi insensibili ad essa e alle vittime
della violenza. Ciò non vuol dire che vi sia un diretto collegamento tra
vedo-violenza agisco-violenza, ma è chiaro che nei soggetti
particolarmente sensibili e suggestionabili l'esposizione continua ad
input di tipo volgare, violento, maleducato, produce inevitabilmente
degli effetti.
Certamente anche il
livello culturale incide sui comportamenti, dove per cultura si intende
sia ciò che viene acquisito attraverso la frequenza scolastica che il
luogo in cui si vive. Molto spesso infatti i ragazzi che commettono
reati hanno abbandonato la scuola dell'obbligo e vivono in paesi o città
con forti problemi economici, luoghi dell'entroterra con poche o
totalmente assenti strutture destinate ai giovani, zone chiuse anche
geograficamente, e spesso appartengono a famiglie che non hanno alti
livelli di istruzione. Ma tra loro ci sono anche adolescenti che vestono
e vivono alla moda, che hanno gli scooter più potenti, che hanno i
cellulari di ultima generazione e che sono i figli delle cosiddette
“famiglie bene”. Quest’ultimo aspetto apre tutta una serie di altri
interrogativi a cui è veramente difficile dare una risposta: non può
essere solo la noia il motivo o la giustificazione a tutto questo,
sarebbe veramente troppo riduttivo!In conclusione, alla base di questo
malessere che cresce ed alimenta giovani fragili, disorientati,
insicuri, vi è probabilmente una più larga crisi della società,
minata alla base da
un lato da una profonda perdita dei valori tradizionali, dall’altra
dalla logica del consumo, dalla necessità dell’individuo di omologarsi
agli altri attraverso il possesso
a tutti i costi di oggetti che lo identificano, senza capire il vero
valore delle cose e di quale sia la strada per acquisire qualcosa. Tutto
è semplice, tutto è facile, tutto è a portata di mano, se non possiedo
non sono, non vengo accettato, non ho uno status che mi connota nella
società.
Il giovane che
perpetra violenza generalmente non è mai solo, ha bisogno del gruppo,
del branco, proprio perché estremamente insicuro e perché ha bisogno di
dimostrare agli altri che “vale”. Questo excursus sulle motivazioni
che possono indurre i giovani alla violenza, vuole essere uno stimolo
alla riflessione. Tutti, giovani e adulti, genitori ed educatori,
dovrebbero essere chiamati ad una maggiore autocritica. Gli adulti
dovrebbero forse essere in grado di fare un passo indietro e ritrovare
quei valori perduti nel cammino verso la modernità e dovrebbero pertanto
essere capaci di far capire ai giovani che ci sono occhi per vedere,
cuori per sentire, menti per capire. I giovani, dal canto loro,
dovrebbero invece comprendere che hanno davanti a loro una vita, un
mondo da costruire e non da distruggere, un mondo capace di accogliere
tutti, veline e semplici impiegate, calciatori e muratori.
Prof.ssa Michela Bonadies |
BUONE VACANZE
A “NOI DELLA MUSCO”
Cari amici, il giornalino è giunto alla sua ultima pubblicazione annuale
(anche
lui si merita una sana e salutare vacanza). Nella speranza che vi siate
divertiti insieme a noi a vivere questa esperienza, anche se non
operativamente ma come lettori attivi, vi diamo appuntamento all’anno
venturo con la certezza di una maggiore vostra collaborazione per
rendere ancora più ricco ed interessante il nostro giornalino
scolastico. Buone vacanze a tutti e….. leggete, leggete, leggete!!!
LA REDAZIONE
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Testo di FABRIZIO
MORO:
Ci
sono stati uomini che hanno scritto pagine.
Appunti di una vita dal valore inestimabile. Insostituibili perché hanno
denunciato
il
più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato
Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra di faide e
di famiglie sparse come tante biglie su un isola di sangue che fra tante
meraviglie
Fra
limoni e fra conchiglie…massacra figli e figlie di una generazione
costretta a non guardare a parlare a bassa voce a spegnere la luce a
commentare in pace ogni pallottola nell’aria ogni cadavere in un fosso.
Ci
sono uomini che passo dopo passo
hanno
lasciato un segno con coraggio e con impegno
con
dedizione contro un’istituzione organizzata
cosa
nostra…cosa vostra…cos’è vostro
è
nostra…la libertà di dire
che
gli occhi sono fatti per guardare
La
bocca per parlare le orecchie ascoltano
Non
solo musica non solo musica
La
testa si gira e aggiusta la mira ragionaA volte condanna a volte perdona
Semplicemente
Pensa
prima di sparare
Pensa
prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa
che puoi decidere tu
Resta
un attimo soltanto un attimo di più
Con
la testa fra le mani
Ci
sono stati uomini che sono morti giovani
Ma
consapevoli che le loro idee
Sarebbero rimaste nei secoli come parole iperboleIntatte e reali come
piccoli miracoli
Idee
di uguaglianza idee di educazione
Contro ogni uomo che eserciti oppressione
Contro ogni suo simile conto chi è più debole
Contro chi sotterra la coscienza nel cemento
Pensa
prima di sparare
Pensa
prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa
che puoi decidere tu
Resta
un attimo soltanto un attimo più
Con
la testa fra le mani
Ci
sono stati uomini che hanno continuato
Nonostante intorno fosse tutto bruciato
Perché in fondo questa vita non ha significato
Se
hai paura di una bomba o di un fucile puntato
Gli
uomini passano e passa una canzone
Ma
nessuno potrà fermare mai la convinzione
Che
la giustizia no... non è solo un’illusione
Pensa
prima di sparare
Pensa
prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa
che puoi decidere tu
Resta
un attimo soltanto un attimo di più
Con
la testa fra le mani
Pensa.
Commento
Fabrizio Moro racconta di aver scritto “Pensa” dopo aver visto un film
dedicato a Paolo Borsellino. La canzone è dedicata non solo al giudice
ucciso dalla mafia, ma a tutte quelle persone che hanno sacrificato la
loro vita alla ricerca della giustizia e della verità. Il testo di
“Pensa” è molto forte e raccoglie riflessioni come queste: “Uomini o
angeli mandati sulla
terra
per combattere una guerra di faide e di famiglie sparse come tante
biglie su un isola di sangue che fra tante meraviglie fra limoni e fra
conchiglie….”. In questo paese tutto è legato a un evento o a una
raccomandazione, poche volte le persone riescono a fare quello che
vogliono nella vita, e la libertà invece dovrebbe essere legittima per
ognuno di noi. Ci sono stati uomini però che hanno sacrificato le loro
vite nella lotta contro le ingiustizie; uomini o angeli mandati sulla
terra per combattere una guerra in nome della speranza e della libertà.
Queste persone sono dunque angeli perchè hanno dimostrato di non aver
paura e nello stesso tempo uomini perché hanno fatto solo il loro
dovere, cosa che tutti dovrebbero fare e non fanno. Con le parole “fra
limoni e fra conchiglie” si allude alle bellezze della nostra isola,
terra e mare. Dalle parole successive si può ben capire che si riferisce
all’omertà che la mafia impone.
“Pensa” è quindi una canzone che parla di coraggio, ma soprattutto di
amore per il prossimo.
La felicità e la pace del cuore dovrebbe nascere dalla coscienza di fare
ciò che riteniamo giusto e doveroso, non dal fare ciò che gli altri
dicono e fanno.
Bisognerebbe che tutti noi, giovani e adulti, riflettessimo di più su
questo aforisma di Gandhi per creare una coscienza civile che possa
farci crescere in un mondo più pulito.
Michael Castorina VB
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