IL DOCENTE UNICO?
Dobbiamo esprimere una forte preoccupazione sulle modalità di ritorno alla figura del maestro unico, proprio perché speriamo che la volontà del Ministro di affrontare con decisione le carenze della scuola statale, dia frutti positivi invece di aggravare ulteriormente la situazione. Intanto e opportuno prendere atto di una realtà incontrovertibile, che dobbiamo chiarire con dati oggettivi, visto che troppo spesso si parla a vanvera della scuola italiana.
In Italia la spesa pubblica per studente, secondo i dati pubblicati a pag 37 del Libro Bianco sulla Scuola nel settembre 2007, è di € 5.710 (Germania € 4.856, Finlandia 4.787, media OCSE € 4.623). Siamo secondi al mondo per spesa dietro gli USA che spendono € 6.580. (fonte OCSE Education at a Glance 2006).
Se poi guardiamo al numero di insegnanti per 100 studenti nella scuola primaria (Tavola
1.8 pag 43) abbiamo il numero di docenti più alto al mondo: 9,3, contro una media
OCSE di 5,9 (Germania 5,3, Finlandia 6,1, USA 6,7).
Per quanto riguarda invece i livelli di competenza in lettura, siamo al 30° posto sui 40 paesi OCSE con il parametro 9,1 (Finlandia 1,1, Macao-China 1,0). Superiamo solo Paesi come la Tunisia (33,7), il Brasile (26,9), l'Uruguay (20,2) e qualche altro.
La drammaticità di questi parametri e inequivocabile: a fronte di organici smisurati, di spese esagerate, il risultato in termini di apprendimento per gli allievi non è per nulla esaltante. Inutile quindi stracciarsi le vesti per sostenere che i problemi della scuola si risolvono aumentando le risorse o aumentando gli organici. Il problema si risolve invece cambiando le regole: qualificando e valutando il personale, passando da una irresponsabilità collegiale a una responsabilità individuale, togliendo il sindacato dagli ambiti decisionali e gestionali, riportando in auge la meritocrazia, non a parole, ma nei fatti.
A nostro avviso il vero problema nella scuola primaria è dato dagli sprechi delle compresenze, dalle riunioni pagate come ore di insegnamento e dalla impossibilità di gestire seriamente il personale. Oggi nutriamo seri dubbi che i docenti siano tutti capaci di insegnare l'intero arco delle discipline. Meglio sarebbe stato riportare a 24 ore l'orario di insegnamento effettivo e proporre il doppio insegnante, uno competente nell'ambito umanistico e uno in ambito scientifico (due insegnanti su due classi). Il passaggio dalle 24 alle 30 ore settimanali potrebbe essere colmato da docenti specialisti in lingue straniere e nuove tecnologie.
In ogni caso crediamo che l'azione del Ministro sia da sostenere in quanto rappresenta il primo tentativo non demagogico, da dieci anni a oggi, di riqualificare la scuola statale. Forse è l'ultima possibilità prima che divenga ineluttabile puntare sulla scuola privata, essendo irrecuperabile quella pubblica. Vorremmo segnalare che il critico più severo all'azione del Ministro è il segretario nazionale della CISL Francesco Scrima, appena esonerato dall'insegnamento per meriti sindacali dal Ministro. Insegnava a Palermo al circolo didattico Ingrassia, al plesso Decollati, frequentato dagli studenti meno abbienti di Palermo. I colleghi ricordano che lasciava spesso la classe sola per recarsi a conferire in Direzione e che i suoi studenti non risultavano, a fine anno, tra i più preparati della scuola. A lui vorremmo ricordare i risultati INVALSI nei livelli di apprendimento di Italiano per area geografica: Nord Est 518, Nord Ovest 516, Centro 499, Sud 483, Sud e Isole 476. I numeri saranno pure aridi, ma dovrebbero spingerci a riflettere e in qualche caso a fare autocritica.
Sappiamo benissimo che la scuola primaria italiana può contare su una maggioranza di maestri bravissimi e di eccellente competenza, qui stiamo mettendo in discussione la struttura normativa della scuola, e non il personale. Ci sembra però giusto ricordare che questa situazione di involuzione fu determinata dal Ministro Sergio Mattarella che in un colpo, su spinta della CISL, triplicò gli organici nella scuola elementare senza neppure richiedere garanzie sulla preparazione e sulla valutazione dei docenti.
Roberto Tripodi