Ciao!

Siamo un gruppo di bambini che frequentano le classi quarte e quinte elementari della scuola “Angelo Musco”.

Insieme ai nostri insegnanti abbiamo pensato di conoscere meglio il personaggio a cui è intitolata la nostra scuola.

Abbiamo cercato notizie su di lui sia su alcuni libri, sia visionando alcuni suoi film; quindi siamo andati in giro per la città di Catania per osservare i luoghi che in vario modo lo hanno visto protagonista.

Questo ci ha permesso di conoscerlo. Adesso siamo contenti che la nostra scuola si chiami come lui perché è tanto simpatico.

Questo libretto è il risultato del nostro lavoro.

Buona lettura!

 

 

 

Forse non tutti sanno che Angelo Musco è stato un grandissimo attore comico.

Ventiquattresimo e ultimo figlio di Sebastiano Musco, un piccolo bottegaio e di Francesca Cosenza, Angelo Musco era nato il 18 dicembre del 1871 a Catania in un quartiere popolare nei pressi del “Fortino”.

 

La foto a fianco rappresenta la sua casa natale così come è oggi.

Alla sua morte il comune di Catania vi pose una lapide in sua memoria.

La sua fu una fanciullezza povera trascorsa facendo vari mestieri dai quali però fuggiva sempre, perché amava solo il canto, la danza e il far teatro a tutti i costi. Suo papà un giorno gli disse: “Perché non ti cerchi un lavoro?” Così Angelo fece il muratore, ma gli piaceva scherzare sempre e così fu licenziato.

Fece poi altri mestieri tra i quali il barbiere ed il calzolaio, ma ogni volta che insaponava un cliente per fargli la barba scherzava, cantava e faceva battute, così fu nuovamente licenziato.

 

In questa piccola via a fianco della sua casa, via Fortino Vecchio, al tempo di Musco si trovava un teatro di marionette “L’Opra ‘i Pupi” di don Carmelo Sapienza.

Era una piccola stanza con panche di legno a ferro si cavallo. Di fronte al piccolo palcoscenico c’era un sipario a tenda di carta. Sotto il palcoscenico, l’orchestra formata solamente da una chitarra e un mandolino.

Al tempo in cui viveva Angela Musco, la gente aveva tanta voglia di ridere e divertirsi. Se però avesse voluto andare a teatro avrebbe trovato pochi spettacoli con attori veri. Erano molto diffusi e frequentati, invece, gli spettacoli con i burattini, molto amati sia dai bambini che dai grandi.

In Sicilia c’erano infatti tanti teatri che facevano gli spettacoli con i “Pupi Siciliani”: grandi marionette vestite con abiti bellissimi di velluto e piume, che raccontavano le storie dei Paladini di Francia.

 

Il proprietario di questo teatro qualche volta faceva entrare gratis il dodicenne Angelo Musco al quale piacevano tantissimo gli spettacoli dei Pupi Siciliani. Cominciò dapprima ad aiutare i Pupari con il teatro dei Paladini, poi un giorno il suo sogno si avverò e poté cantare una bella canzone, iniziando così la sua carriera artistica.

 

Entrò poi nella compagnia di Giovanni Grasso, ottenendo qualche anno dopo (1903) il primo notevole successo a Milano con l’interpretazione de “La zolfara”.

Da quel momento ebbe inizio l’ascesa e nel 1914 riuscì a costruire una propria compagnia con cui mise in scena “San Giovanni decollato” di Nino Martoglio, “Lu Paraninfu” di Luigi Capuana e “L’aria del continente” di Martoglio.

Dotato di una straordinaria comicità ebbe inoltre il dono di una maschera tragica tra le più intense.

La sua notorietà lo portò anche a far del cinema, dove però non risultò efficace come in teatro.

Ricordiamo trai suoi film:

·       nel 1934 “L’eredità dello zio buonanima” e il “Paraninfo”

·       nel 1935 “Fiat voluntas dei” e “L’aria del continente”

·       nel 1936 “Re di denari”, “Lo smemorato” e “Pensaci Giacomino”

·       nel 1937 “Il feroce Saladino” e “Gatta ci cova”

 

Di questi film, a scuola, insieme agli insegnanti abbiamo visto  “Il feroce Saladino”. Non avevamo mai visto questo attore in televisione ed appena iniziato, il film ci è sembrato un po’ strano, perché in bianco e nero e non a colori. Il film ci ha fatto ridere perché Musco era un tipo buffo e che faceva delle strane smorfie.

Al solo vederlo Angelo Musco ispirava simpatia. Aveva i capelli ricci e neri sempre spettinati, gli occhi piccoli e rotondi con uno sguardo da birichino. Portava i pantaloni sempre molto alti e con le bretelle ed indossava scarpe e cappello neri. Aveva una faccia buffa e faceva ridere anche senza dire una parola. Camminava in modo strano e nei film combinava sempre molti guai. Era basso e un po’ grasso e parlava sempre in siciliano. Aveva un modo di parlare molto divertente che tutti riuscivano a capire, anche se non parlavano lo stesso dialetto. Egli infatti esprimeva le emozioni con tutto il corpo, in tal modo fece conoscere il siciliano anche fuori della Sicilia. Nei suoi film faceva spesso la parte di un uomo disordinato e confusionario che ogni volta combinava cose strane.

Spesso Angelo Musco lavorò con un’attrice catanese che si chiamava Rosina Anselmi. Era una donna alta e grossa che faceva la parte della moglie severa.

 

Musco fu un attore “d’istinto”. Infatti lui stesso diceva che dagli spunti che gli davano gli autori dei testi, lui creava i suoi personaggi. Le sue doti di attore erano basate soprattutto sulla grande mobilità espressiva e sull’uso che faceva di tutto il suo corpo. E’ rimasto famoso soprattutto il suo “passo danzante” cioè lui invece di camminare, saltellava creando degli effetti molto divertenti.

Egli utilizzando il dialetto siciliano rappresentò sempre personaggi siciliani. Fino ad allora i siciliani erano rappresentati come persone violente, burbere o mafiose. Musco presentò invece un siciliano diverso. I suoi personaggi erano buffi, spesso poveri, che per un caso fortunato si arricchivano.

 

 

Ecco nella foto a fianco il teatro di recente costruzione dedicato al grande attore, sito a Catania in via Umberto.

 

 

Grazie a suoi successi meritò numerosi riconoscimenti sia in Italia che all’estero come quello di “Grand’Ufficiale dell’Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro” e “ Grande Ufficiale della Corona d’Italia e di Cavaliere del Regno” da parte di Sua Maestà Vittorio Emanuele III che lo ricevette a corte con tutti gli onori e che Musco soleva chiamare scherzosamente “Cumpari”, perché il Re gli aveva battezzato uno dei suoi quattro figli.

All’apice della sua carriera Musco riuscì a comprare una villa, opera dell’architetto Francesco Fichera, dove si dice si siano recati il Re e la Regina a fargli visita senza però trovarlo in casa.

In essa l’attore veniva a riposarsi con la moglie Desdemona e i figli durante le pause del lavoro.

 

 

Ecco come si presenta oggi la villa Musco, situata accanto al parco Gioeni a Catania.

 

La sera prima della sua morte l’attore aveva recitato all’ “Olympia” di Milano davanti a un pubblico estasiato.

Si era sentito male, ma non era la prima volta.

Era stato avvertito dai medici che doveva allentare i ritmi stressanti della sua vita, a causa del suo cuore un po’ malato, ma lui preferiva non farci casi. Il grande attore si era così spento il 6 ottobre 1937.

Era morto un uomo, ma soprattutto era morto un attore, una maschera, uno dei più grandi comici di tutti i tempi.

I funerali furono solenni e commossi e da Milano a Catania furono onoranze in ogni città ove il treno si fermava.

L’epitaffio di Renato Simoni, con la sua prosa poetica, apparso l’indomani della morte di Musco sul giornale “Il Corriere”, affermava doti che tutti i catanesi sentivano proprie.